Planorbella duryi

Planorbella duryi: caratteristiche, allevamento, riproduzione e usi

 

Tra le chiocciole d’acqua dolce più allevate in acquario vi sono senza dubbio i planorbari. Dal guscio circolare, con spire marcate ma non molto sporgenti, abili consumatori di alghe e detrito ma innocui per le piante, questi gasteropodi sono alquanto diffusi e apprezzati sia per la loro funzione di decompositori che come animali ornamentali.

 

 

Planorbidae: una famiglia tanto diffusa quanto poco conosciuta

 

Planorbarius, Planorbella, Planorbis sono nomi scientifici usati anche nel linguaggio comune, ma spesso in modo un po’ improprio. 

 

Planorbis è un genere ben riconoscibile: di piccole dimensione, di colore biancastro, bruno o rossiccio, presente una conchiglia sensibilmente schiacciata ai lati. Il movimento è altrettanto caratteristico: il guscio viene trascinato e raramente si vede in posizione eretta.

 

Planorbarius e Planorbella sono generi estremamente simili: la loro confusione in ambiente acquariofilo è impressionante. Meno preoccupante è la cultura sul loro allevamento: sono sostanzialmente indentici a livello di mantenimento e riproduzione, per cui la conoscenza della corretta sistematica è una pura curiosità senza fini pratici per un comune appassionato dedito al semplice allevamento in acquario o laghetto.

 

Secondo fonti estere che ritengo attendibili e in seguito alla diretta comparazione di Planorbarius corneus selvatici di cattura e gli esemplari in cattività, è ragionevole distinguere in due specie i planorbari allevati. Planorbarius corneus, normalmente di colore marrone scuro e grande fino a 3-4 cm, è una specie rara e reperibile principalmente dalla natura. Planorbella duryi, invece, è la specie diffusa in cattività e della quale esistono numerose selezione di colore. L’esistenza di ibridi oppure Planorbarius corneus colorate non posso personalmente negarlo, ma questa mi sembra comunque la distinzione più corretta se si vuole discutere di tassonomia.

 

 

Caratteristiche generali della Planorbella duryi

 

Planorbella duryi possiede una conchiglia a 4 spire (con possibile mezzo spirale in più) di dimensioni massime medie di 24-26 mm per un larghezza di 9-12 mm circa. 

 

Le selezioni del colore di Planorbella duryi

 

Nell’allevamento di questa specie sono apparse alcune variazioni cromatiche di guscio e corpo (sineddoticamente piede). Nella seguente immagine vi sono alcune delle principali mutazioni:

 

Planorbella duryi var. marrone, rosso marrone, rame, rosa, blu, rossa, marrone blu, rame

 

 

Partendo dall’esemplare più scuro, in senso orario:

 

  • Marrone: detto anche ancestrale, wild, selvatico è il colore di base.
  • Rosso marrone: è un rosso carico, scuro.
  • Rosa: esempio di varietà riferita allo stesso gene, appare livemente più carico del seguente.
  • Rosa: a bande più tenui alternate ad alcune violacee.
  • Rosso: rosso puro, poco comune.
  • Blu: blu puro, detto spesso anche azzurro.
  • Blu marrone: l’incrocio tra esemplari marroni e blu genera questo tipo di mescolanza cromatica. A differenza del rosso marrone, qui ogni colore è distribuito spesso in aree distinte come si evince dall’immagine.

 

Una selezione di marrone blu porta ad esemplari grigi o dai riflessi verde metallico.

Un’ulteriore varietà a se stante è il rame, la quale si può selezionare producendo diverse tonalità.

 

 

Condizioni di allevamento per la Planorbella duryi

 

Allevare queste chiocciole è molto semplice. Come la maggior parte dei molluschi provvisti di conchiglia necessitano di una buona concentrazione di carbonato di calcio, o altre fonti di sali, disciolto in acqua. Valori di KH a due cifre sono indubbiamente adatti, ma con qualche accorgimento possono andare bene valori ben più bassi. Personalmente mantengo questo valore tra 8 e 12 gradi circa, ma ho sperimentato anche acquari con 5°dKH le cui chiocciole all’interno si comportarono in modo da farmi pensare che, purchè non crolli il pH, anche un valore basso di durezza carbonatica – temporanea può essere accettato.

La temperatura invece è molto meno critica. Le Planorbella duryi prediligono acque tropicali, nelle quali si riproducono ininterrottamente tutto l’anno. Resistono, comunque, anche a valori molto bassi registrabili , per esempio, sul fondo del laghetti esterni. Le varie esperienze all’esterno suggeriscono che sia sufficiente una certa massa d’acqua liquida affinchè le Planorbella possano superare l’inverno all’esterno, anche sotto una lastra di ghiaccio. In alcune situazioni si sono verificati dei decessi, soprattutto con temperature instabili e decisamente basse. Questi casi comunque non devono preoccupare eccessivamente.

 

Acquario o vaschetta dedicata

 

Il recipiente dove allevare una colonia di Planorbella può essere un comune acquario, privo di pesci grossi, aggressivi o noti divoratori di gastropodi oppure una vasca dedicata unicamente alla specie. Quest’ultima non ha bisogno di allestimento tradizionale e può essere lasciata spoglia. E’ invece importante un buon metodo per garantire la bassa concentrazione di inquinanti o composti di scarto. Si può optare per cambi d’acqua frequenti, anche calendarizzati, per un filtro artificiale oppure per la fitodepurazione.

Questa è forse l’alternativa più interessante e meno dispensiosa in termini di tempo e soldi; è però indispensabile una adeguata illuminazione, che può tranquillamente giungere da una finestra o da una piccola lampada. La specie autotrofa destinata alla fitodepurazione può essere una pianta superiore o preferibilmente un ceppo selezionato di alga filamentosa (Oedogonium o generi affini), che come si può vedere in una foto precedente formano palle verdi a crescita compatta. Il vantaggio di questa specie è che non infesta ricoprendo tutte le superfici, bensì aumentando il proprio volume-massa come un cespuglio. Oltre a riciclare gli scarti azotati e fosfati degli animali, può fungere da integrazione alla dieta.

Laghetto – stagno

 

Le Planorbella duryi si possono allevare pure all’esterno. Un comune laghetto è di solito una dimora adatta, ma alcune specie di pesci e insetti potrebbero essere una minaccia: grossi carassi, carpe, cobiti, Nepa, larve di libellula o altre possono uccidere queste chiocciole per cibarsene. D’altro canto, la veloce riproduzione di queste può far raggiungere un equilibrio, soprattutto se si creano zone dello stagno o laghetto inaccessibili ai maggiori predatori.

 

 

Alimentazione della Planorbella

 

La dieta delle Planorbella in natura si basa su alghe, foglie secche o altro detrito vegetale e, occasionalmente, animali morti. In cattività si può fornire sostanzialmente gli stessi nutrimenti e magari integrarli con altri cibi. Segue un elenco di cioò che mangiano i miei esemplari:

  • Zucchina, carota, insalata: bollite o crude, in quest’ultimo caso possono trascorrere alcuni giorni prima che la decomposizione microbiologica ammorbidisca i vegetali, rompendone i tessuti altrimenti resi appetibili con il calore.
  • Alghe strutturate pluricellulari o coloniali
  • Spirulina in polvere o pasticche artigianali
  • Mangime granulare affondante
  • Pesci decongelati (raramente)
  • Foglie secche

 

Riproduzione

 

La riproduzione delle Planorbella duryi avviene con la deposizione di più sacche gelatinose al cui interno le uova, tra 10 e 30 di solito, si sviluppano. Queste sacche misurano solitamente meno di 15×5 mm e vengono deposte da tutti gli esemplari: Planorbella duryi è ermafrodita non autosufficiente, cioè ha bisogno di accoppiarsi con un altro esemplare per generare uova fertili. Tuttavia, sono noti rari casi in cui una piccola percentuale di uova sia schiusa  anche senza fecondazione.

 

 

I tempi di schiusa dipendono strettamente dalla temperatura: all’incirca lo sviluppo degli embrioni impiega da 2 a 4 settimane.

 

Alla nascita le Planorbella duryi sono molto piccole e tenere, tanto da diventare facile preda per certi pesci o crostacei voraci.

 

La crescita è abbastanza rapida ed in pochi mesi i nuovi nati si possono riprodurre a loro volta. La colorazione dei giovani può apparire maculata, tanto da poter leggere sul web la denominazione “Planorbella leopard”. E’ propabile si tratti solo di una fase giovanile, ma la cui livrea appare più accentuata in certi esemplari piuttosto che in altri, il che suggerisce una corrispondenza genetica, quindi ereditabile, interessante.


 

 

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